[a cura di Greta Chioatto]
Friends of the Global Fund-Japan (Fgfj) e Asahi Globe+ hanno realizzato una serie di interviste intitolata: “Infectious Diseases Without Borders—Our Story”. Sono raccontate le storie di persone colpite e/o coinvolte nella lotta contro le tre principali malattie infettive: Hiv/Aids, tubercolosi e malaria. L’ultima intervista è con Maurine Murenga, una donna del Kenya affetta da Hiv, attualmente direttrice esecutiva della Lean on Me Foundation, rappresenta la Delegazione delle Comunità nel consiglio del Fondo Globale ed ha un’ampia esperienza lavorativa nello sviluppo della comunità. È componente della Delegazione delle Comunità di Stop TB Partnership e del consiglio di Unitaid.
Quando a Maurine Murenga fu diagnosticato l’Hiv aveva 22 anni ed era incinta di 4 mesi.
Il medico le predisse un’aspettativa di vita al massimo di due anni, ma le disse che probabilmente sarebbe morta prima, dato il suo stato di gravidanza. A seguito di questa diagnosi fu abbandonata dal suo compagno, padre del bambino, e fu licenziata dalla scuola privata in cui lavorava per il timore che i genitori degli allievi lo venissero a sapere. Poiché all’epoca i lavori più redditizi richiedevano un test dell’HIV, le fu preclusa la possibilità di trovare un buon impiego e dovette andare a lavorare in fabbrica.
Il bambino che portava in grembo le diede la forza di andare avanti. Iniziò a fare la volontaria in un gruppo di assistenza comunitaria tra donne con l’Hiv, assistendo molte malate nella loro fase terminale.
Fu proprio lavorando presso questo gruppo di supporto che, a 25 anni, venne a conoscenza degli effetti salvavita della terapia antiretrovirale (Arv) e della possibilità di avere accesso a questi farmaci tramite l’aiuto del Fondo Globale.
Insieme ad altri attivisti si rivolse al Fondo Globale, per poi scoprire che era il governo a dover fare la richiesta. Ci furono molte difficoltà perché i funzionari governativi avevano il timore che il turismo sarebbe stato danneggiato se si spargeva la voce che in Kenya c’erano persone affette da Hiv. Comunque, grazie alle continue pressioni, nel 2004 si riuscì a ricevere, con il sostegno del Fondo Globale, i farmaci e l’accesso alle cure.
Il focus del Fondo Globale è centrato sulla cura della persona: il sostegno non è limitato ai farmaci, ai test diagnostici e a prodotti per la prevenzione, come i preservativi, ma è diretto soprattutto ad affrontare le barriere che le persone affette da Hiv incontrano. Maurine ha testimoniato che, grazie al Fondo Globale, molti malati di HIV sono in grado di sopravvivere, lavorare e creare famiglie; inoltre lo stigma delle persone malate è stato ridotto e al giorno d’oggi molte riescono a trovare un lavoro e a vivere una vita sana e normale. Lei stessa ha potuto avere un secondo figlio non affetto da HIV facendosi assistere da una clinica supportata dal Fondo Globale. Per questi motivi, oltre a molti altri benefattori, Maurine non cessa mai di ringraziare in modo particolare il popolo e il governo giapponese per il loro investimento nel Fondo Globale.
L’esperienza vissuta da Maurine l’ha portata a vivere a stretto contatto con le disuguaglianze e le vulnerabilità di giovani donne e ragazze adolescenti che vivono con l’Hiv per supportarne l’accesso e l’adesione ai servizi di trattamento dell’Hiv in Kenya, nel 2008 ha fondato la Lean On Me Foundation.
Maurine rappresenta la Delegazione delle Comunità nel board del Fondo Globale ed è un membro del Meccanismo di Coordinamento Nazionale del Fondo Globale in Kenya, l’organismo responsabile della presentazione delle richieste al Fondo Globale e dell’attuazione dei programmi nel Paese. Inoltre, siede nel consiglio di amministrazione di molte organizzazioni internazionali che lavorano per assicurarsi che le voci delle comunità colpite siano ascoltate.
In questo ruolo, Maurine ha rimarcato come l’epidemia Covid-19, che pure ha colpito duramente anche la sua comunità, abbia almeno fatto emergere in tutto il mondo la consapevolezza dell’importanza di rafforzare sia il sistema sanitario che il sistema di cure comunitarie e abbia dimostrato che è possibile avere dati aggiornati quotidianamente, evidenziandone l’importanza nella cura di tutte le epidemie.
In compenso l’inadeguata preparazione a livello mondiale ha portato i vari sistemi sanitari nazionali a focalizzarsi sull’emergenza Covid-19, “dimenticandosi” delle altre epidemie: Hiv, malaria, tubercolosi. Secondo Maurine questo non è sopportabile: non si può mai interrompere la lotta. I sistemi sanitari nazionali dovrebbero essere messi in grado di affrontare sia le nuove epidemie emergenti sia quelle già in corso. E per fare questo, secondo Maurine, si potrebbe cominciare integrando in un unico sistema le competenze e le risorse tecniche implementate per combattere il Covid-19, con i laboratori ed i servizi già esistenti dedicati ad Hiv, malaria e tubercolosi. Già riunendo in un unico sistema integrato le risorse oggi così disperse, l’efficienza complessiva aumenterebbe grandemente e altrettanto crescerebbe la nostra capacità di risposta a tutte le epidemie.







