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Aidos

Un mondo dove la giustizia di genere è realtà

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Poster – Pratiche oltre gli stereotipi

In Italia, gli stereotipi di genere e le aspettative a questi correlate influenzano fortemente la vita delle persone, limitando le loro scelte, impedendo il pieno godimento dei diritti, negando l’accesso alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi (SDSR), alimentando la violenza di genere (VdG). Anche se gran parte della popolazione si dichiara a favore dell’uguaglianza di genere, sono ancora molte le persone che pensano sia stata raggiunta, continuando ad accettare forme di violenza di genere considerate “meno gravi”, poiché non consapevoli dei propri pregiudizi di genere. Spesso non si dispone degli strumenti necessari per affrontare le barriere di genere, perpetuando lo status quo; avviene nel mondo dei media e dell’istruzione, così come tra le persone giovani. Inoltre, numerose ONG necessitano di formazione per usare maggiormente nel proprio lavoro un approccio trasformativo di genere, mentre diverse associazioni di base hanno bisogno di rafforzare le capacità di advocacy, gestione e comunicazione per rendere il loro operato più incisivo.

Il progetto intende contribuire a promuovere l’uguaglianza di genere, rafforzando la società civile in Italia e affrontando gli stereotipi di genere con professioniste/i, giovani e istituzioni.

No woman left behind. Violenza di genere e disabilità: trasformare la vulnerabilità in abilità
(Fase 2)

AIDOS in ATS con Vento di Terra Onlus (VdT) e i partner locali Durrat al Manal for Development and Training (DMDT) e Arab Women Organization (AWO).

Dopo 13 anni di guerra in Siria, l’UNHCR segnala 5,5 milioni di rifugiati/e siriani/e, con la Giordania che ne accoglie ufficialmente 621.182, posizionandosi al terzo posto dopo Turchia e Libano e con un numero complessivo di rifugiate/i oltre i 1,36 milioni. L’afflusso ha posto ulteriore pressione sulle già limitate risorse del paese, con il 67% della popolazione (sia giordana che siriana) che vive al di sotto della soglia di povertà e un alto tasso di disoccupazione. Emergono significative disparità di genere nel lavoro, con il 55% degli uomini occupati rispetto al 7% delle donne.
Solo il 7% dei/delle siriani/e possiede un permesso di lavoro, il cui costo è tuttavia drasticamente aumentato, rendendo difficile l’accesso al mercato del lavoro. Queste difficoltà economiche incidono negativamente sulla sicurezza alimentare, sulle famiglie e su donne e ragazze, portando a matrimoni precoci e a un peggioramento del benessere di bambini/e rifugiati/e. Donne e ragazze, in particolare rifugiate e con disabilità, affrontano un rischio maggiore di violenza di genere (GBV) e lo stigma sociale spesso impedisce la denuncia degli abusi. La legge giordana prevede la detenzione protettiva delle donne a rischio di violenza, privandole così della loro autonomia; sono state create case rifugio per fornire un’alternativa, ma l’accesso e la qualità dei servizi rimangono insufficienti. La disuguaglianza affonda le sue radici in norme culturali e ostacoli economici, rendendo essenziali servizi di supporto e iniziative di sensibilizzazione, in particolare a beneficio delle donne rifugiate.
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Obiettivo del progetto è promuovere la tutela dei gruppi maggiormente vulnerabili tra i/le rifugiati/e e le comunità ospitanti giordane attraverso un quadro integrato di protezione, assistenza, empowerment ed inclusione sociale. In particolare, si vuole facilitare l’accesso di donne e ragazze con disabilità e/o a rischio e/o sopravvissute a violenza di genere a servizi sociali specializzati, opportunità di reddito e supporto comunitario, nelle comunità ospitanti e rifugiate in aree urbane e insediamenti informali.
Insieme ai partner, AIDOS offre accesso ai servizi socio-sanitari e propone attività di rafforzamento dell’autonomia economica per donne rifugiate e/o a rischio e/o sopravvissute a GBV, che contestualmente ricevono anche kit per il lavoro, follow-up, dignity kit e supporto per i permessi di lavoro. Il progetto prevede i lavori di ristrutturazione di una casa rifugio, per migliorarne l’accessibilità per persone con disabilità e lo sviluppo di linee guida destinata alle persone con disabilità, per supportarle a comprendere segni di abuso, molestie e violenza. Sono previste anche sessioni di sensibilizzazione e mobilitazione comunitarie su disabilità e violenza di genere, nonché percorsi di formazione al personale delle case rifugio, dei centri di sviluppo comunitario e delle OSC su inclusione, disabilità, violenza di genere e aftercare. Infine, sono previste attività di advocacy per l’adozione di linee guida su GBV e disabilità a livello nazionale.
Terraperta

Un unico popolo, un unico pianeta.

Terraperta Ets nasce dall’unione di organizzazioni non governative con una lunga esperienza nel campo della salute globale e, attraverso di esse, opera da anni in Perù, Bolivia, Kenya e Tanzania per rafforzare il diritto alla salute delle popolazioni più vulnerabili.

Il suo modello comune prevede: assistenza sanitaria diretta alle comunità più isolate, rafforzamento dei sistemi sanitari pubblici locali, formazione del personale sanitario e comunitario, integrazione con dimensioni educative e socio-economiche come strumenti per rendere l’accesso alla salute un diritto realmente esigibile nei contesti più fragili.

In Perù e Bolivia, grazie all’esperienza di Apurimac Ets, da oltre vent’anni l’azione si concentra sulle aree rurali e montane più isolate della Regione Apurímac, una delle più povere del paese. Il pilastro storico dell’intervento sono le Campagne Sanitarie Itineranti, avviate nel 2006, che portano équipe di medici volontari nei villaggi andini più remoti per visite specialistiche, esami diagnostici, distribuzione di farmaci e prevenzione. Su questa base si sono sviluppati due programmi finanziati dall’AICS: il primo (2018-2021) ha introdotto la telemedicina, collegando i centri di salute periferici a specialisti nazionali e internazionali, assistendo oltre 7.000 pazienti, erogando più di 18.000 prestazioni gratuite, attivando 20 punti di telemedicina e formando oltre 2.000 operatrici e operatori sanitari; il secondo programma estende questo modello a tutte le sette province di Apurímac e aree vulnerabili della Bolivia, puntando a un sistema sanitario più resiliente e in linea con l’Obiettivo 3 di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.

In Kenya, Terraperta lavora al rafforzamento dei sistemi sanitari e comunitari, con un focus su prevenzione e cura di Hiv/Aids e tubercolosi e sulla salute di adolescenti e giovani, in particolare delle ragazze. L’approccio integra interventi sanitari, educativi e socio-economici, promuovendo salute e diritti sessuali e riproduttivi e l’autonomia economica come leva per l’accesso alle cure. Con finanziamenti AICS legati al Fondo Globale contro Aids, tubercolosi e malaria, l’organizzazione ha rafforzato i servizi pubblici a Nairobi e Machakos, formato personale sanitario e comunitario, offerto supporto psicosociale e contrastato stigma e discriminazione, oltre a intervenire nel sistema penitenziario keniano per l’accesso a cure Hiv/Tbc nel rispetto dei diritti umani.

Terraperta
Terraperta
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In Tanzania, attraverso il Centro Mondialità Sviluppo Reciproco (Cmsr), attivo dal 1986, l’impegno è multidimensionale: sanitario, educativo, agricolo e idrico, in stretta collaborazione con l’Ong locale CMSR-TZ e le istituzioni della Regione di Dodoma (un “patto di amicizia” lega dal 2022 Dodoma e Livorno). Le attività hanno riguardato il rafforzamento del sistema sanitario locale, la salute sessuale e riproduttiva di donne e adolescenti, la formazione di personale locale (compresi i Community Health Workers) tramite missioni di operatrici/ori sanitari toscani, e progetti specifici come quello nel Distretto di Kondoa (2020-2022) e l’approccio comunitario integrato Tb/Hiv (dal 2022). Storica anche la collaborazione con il St. Gemma Hospital di Dodoma, con progetti sulla maternità, l’endoscopia digestiva, la risposta al Covid-19 e l’invio di materiale medico da strutture sanitarie toscane.

Miglioriamo il mondo,
insieme

Nota come la “Ong del fare”, dal 1965 ad oggi, COOPI ha aiutato più di 125 milioni di persone, con più di 3.000 progetti in 74 Paesi, impiegando circa 5.400 operatori espatriati e 68.000 operatori locali.

Oggi COOPI è presente in 33 paesi di Africa, Medio Oriente e America Latina, con 239 progetti umanitari che raggiungono più di 7 milioni di persone.

L’impegno di Coopi contro la diffusione e gli effetti di Hiv/Aids è rivolto nella maggior parte dei casi alle categorie sociali più vulnerabili come rifugiati, donne vittime di violenza sessuale, bambini o sieropositivi.

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coopi
coopi

COOPI in Mali: migliorare l'accesso allo screening e al trattamento dell'Hiv e della tubercolosi per la popolazione a rischio

Dal 2024, COOPI porta avanti un progetto in Mali con l’obiettivo di migliorare l’accesso allo screening e al trattamento dell’HIV e della tubercolosi per la popolazione a rischio nelle regioni di Mopti e Bandiagara estendendo l’accesso ai servizi di prevenzione e cura. La tubercolosi continua a rappresentare una delle principali minacce per la salute pubblica, aggravata dalla coinfezione con l’HIV e dalla diffusione di ceppi resistenti ai farmaci. Per contrastare queste sfide, COOPI ha sviluppato strategie mirate per ridurre l’incidenza della malattia e garantire cure adeguate ai pazienti.

Il progetto, partito lo scorso gennaio, mira a rafforzare la capacità delle comunità di riconoscere i rischi della tubercolosi, prevenire la trasmissione e indirizzare i casi sospetti verso le strutture sanitarie competenti. Parallelamente, COOPI lavora per garantire un supporto medico e comunitario alle persone affette da tubercolosi e coinfezione tubercolosi-HIV, riducendo le barriere all’accesso alle cure e migliorando la qualità dei servizi offerti. Le attività di sensibilizzazione e formazione rivolte alla popolazione locale e agli operatori sanitari giocano un ruolo chiave per incrementare la consapevolezza sulla malattia e rafforzare il sistema sanitario.

L’approccio che COOPI adotta è di tipo partecipativo e comunitario, le attività proposte sono infatti sviluppate in modo integrato e complementare alle strutture sanitarie presenti sul territorio, in modo da garantire la continuità delle azioni implementate.

Attraverso le diverse attività, il progetto si propone di migliorare l’accesso ai servizi diagnostici, inclusi test di screening precoci, e il rafforzamento della continuità delle cure, soprattutto per le persone in movimento, come gli sfollati interni, che spesso incontrano difficoltà nell’accesso ai trattamenti. In secondo luogo COOPI mira a migliorare l’accessibilità e la qualità delle strutture sanitarie del territorio, in particolare garantendo l’accesso ai controlli periodici, così da poter eseguire diagnosi puntuali e curare i pazienti in modo appropriato.

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COPE

Dal 1983 al servizio dei paesi emergenti

Tanzania

Il Centro di salute rurale di Nyololo è l’ospedale realizzato dal Cope e inaugurato nel 2007 in questo villaggio della regione di Iringa, Tanzania. L’ospedale sorge in una zona a bassissima copertura sanitaria offrendo servizi di assistenza medica di base che servono una popolazione di circa 40.000 abitanti. L’obiettivo generale per cui è stato realizzato è migliorare le condizioni di salute e ridurre le cause di mortalità con particolare attenzione alla salute materno-infantile, alla cura e prevenzione dell’Hiv e della tubercolosi. Al suo interno vi sono 5 padiglioni: Pediatria, Maternità, Medicina generale donne, Medicina generale uomini e Reparto Isolamento. All’interno del reparto di pediatria è inserito un servizio di monitoraggio per il trattamento della malnutrizione infantile, programma esclusivo e riconosciuto a livello territoriale. All’esterno della struttura, viene svolto un programma di cliniche mobili nei villaggi limitrofi in cui ci si occupa del controllo delle donne incinte, screening per virus e patologie, monitoraggio della crescita dei bambini e consulenza per Hiv/Aids grazie anche a tecnologie mobili e sostenibili. 

Per attuare il Programma governativo Ctc (Care and Treatment Centre) per la prevenzione e cura dell’Hiv, oltre ai servizi di somministrazione della terapia antiretrovirale e antibiotica per le infezioni e al sostegno psicologico durante la terapia, il programma prevede il servizio gratuito che permette alla popolazione di effettuare il test Hiv. Ultime costruzioni aggiunte di recente riguardano una sala operatoria e delle stanze per la degenza. Inoltre, il laboratorio di analisi, attivo dal 2011, è il più fornito del distretto e consente di effettuare, oltre a tutti gli esami biochimici di routine, analisi di parassitosi alimentari e di malattie sessualmente trasmissibili e all’individuazione di casi di turbercolosi. Avviata anche l’unità di Ossigeno terapia grazie all’introduzione di ossigenatori elettrici che consente di far fronte ai casi di emergenza e di dare supporto ai pazienti con difficoltà respiratorie. Negli ultimi anni le attività dell’Ospedale sono state rafforzate grazie alla formazione del personale locale e l’educazione della popolazione attraverso seminari ed eventi di sensibilizzazione socio-sanitaria aperti a tutti i cittadini.

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La salute è un diritto, battersi per il suo rispetto è un dovere

Tra le priorità del nostro intervento ci sono la salute di mamme e bambini e la formazione del personale locale. “Prima le mamme e i bambini” è il grande programma che in 13-14 anni ci ha permesso di assistere al parto circa 1 milione di mamme e di aiutare altrettanti neonati a venire al mondo, perché non è giusto che, nel mondo ogni anno, muoiano circa 260.000 donne a causa del parto. La maggior parte di queste vive proprio in Africa sub-Sahariana, in alcuni dei paesi in cui operiamo. Siamo impegnati in 4 scuole per infermieri e 1 università, perché crediamo che la formazione e la crescita del persona sanitario locale sia un passo indispensabile per dare futuro all’Africa e ai suoi giovani.

Prima le mamme, le bambine e i bambini

Nata nel 1950, Medici con l’Africa Cuamm è la prima Ong in campo sanitario riconosciuta in Italia e la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Lavoriamo a tutti i livelli del sistema sanitario, nelle zone più periferiche, nell’ “ultimo miglio del sistema sanitario”, lì dove è difficile arrivare. Ogni giorno, medici, infermieri, ostetriche fanno la differenza tra la vita e la morte di molte persone. Insieme a loro, amministrativi e logisti assicurano che tutto funzioni al meglio.

In 75 anni di storia, sono partiti dall’Italia più di 2.500 medici con una media di 2 anni di servizio in uno dei 239 ospedali di 43 paesi di intervento.

Oggi siamo presenti in nove paesi africani: Angola, Costa d’Avorio, Etiopia, Mozambico, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania e Uganda e supporta 21 ospedali, 940 strutture sanitarie.

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Intersos

Aiuto in prima linea nelle emergenze umanitarie

Prevenzione del tumore della cervice uterina: progetto pilota nel sud dell'Ucraina

Garantire l’accesso alle cure mediche essenziali per le donne che vivono in aree isolate o colpite da un conflitto: è questo l’obiettivo del nuovo progetto pilota per la prevenzione del tumore della cervice uterina, integrato nelle attività della nostra Unità Mobile nell’Oblast di Odessa, e nelle regioni di Mykolaiv e Kherson. Attraverso l’offerta di screening gratuiti tramite Pap test, l’iniziativa punta a promuovere la diagnosi precoce e ad assicurare, laddove necessario, un tempestivo rinvio a strutture specializzate per ulteriori accertamenti e cure.

Perché questo intervento è fondamentale durante una crisi umanitaria?

Nei contesti di guerra o di sfollamento forzato, le barriere per accedere alla medicina preventiva aumentano drasticamente. I sistemi sanitari locali, già sovraccarichi, sono costretti a concentrarsi quasi esclusivamente sulle emergenze e sugli interventi salvavita. Di conseguenza, i servizi di prevenzione — inclusi i programmi di screening per la salute sessuale e riproduttiva — finiscono spesso in secondo piano o vengono del tutto interrotti, nonostante il loro impatto cruciale sulla salute della popolazione a lungo termine.

Il tumore della cervice uterina è una delle forme di cancro più facili da prevenire, a patto che si possa contare su controlli regolari e diagnosi tempestive. Interrompere questi servizi significa condannare le donne a diagnosi tardive, con un conseguente aumento della gravità delle malattie e dei tassi di mortalità, soprattutto tra le fasce più vulnerabili che non hanno modo di raggiungere gli ospedali. Portando lo screening tramite Pap test direttamente sul campo con la nostra Unità Mobile, abbiamo voluto colmare questo vuoto, offrendo assistenza medica a donne che altrimenti ne sarebbero rimaste completamente escluse.

intersos

Oltre la clinica: fiducia e sensibilizzazione

Il valore di questa iniziativa va oltre l’aspetto puramente medico. Il progetto ha permesso di fare informazione sulla salute femminile, incoraggiando le donne a prendersi cura di sé e rafforzando il legame di fiducia tra le comunità locali e gli operatori sanitari. Questa esperienza dimostra che la medicina preventiva non deve essere considerata un lusso secondario durante un’emergenza, ma una parte integrante e irrinunciabile di una risposta sanitaria che voglia essere davvero efficace e resiliente.

Verso la Fase 2: un’assistenza ancora più completa

Forti dell’ottima risposta e del grande coinvolgimento da parte della comunità, siamo pronti a lanciare la Fase 2 del progetto. Presto l’Unità Mobile amplierà ulteriormente la gamma di servizi offerti: oltre allo screening del tumore della cervice uterina, verranno introdotti i test per le infezioni sessualmente trasmissibili (IST). L’obiettivo è potenziare i servizi integrati per la salute sessuale e riproduttiva, migliorando le diagnosi precoci e garantendo un accesso rapido alle cure per le donne più vulnerabili.

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Futuro e speranza per la salute delle donne: programma per le nuove ostetriche in Afghanistan

Nel sud dell’Afghanistan, la carenza cronica di personale sanitario mette ogni giorno a rischio la vita di centinaia di mamme e neonati. I tassi di mortalità materna e neonatale restano drammaticamente elevati, soprattutto a causa della mancanza di personale qualificato durante il parto. Eppure, le giovani ostetriche laureate ci sono: ciò che manca loro è un percorso clinico supervisionato che consenta di trasformare la teoria in una pratica sicura sul campo.

Per colmare questo vuoto, INTERSOS ha lanciato un programma pilota di tirocinio strutturato. L’obiettivo è semplice ma vitale: affiancare giovani ostetriche neo-laureate, con poca o nessuna esperienza, a professioniste e professionisti della salute esperti e qualificati. Questa stretta supervisione e la formazione pratica sul campo permetteranno di creare una nuova rete di ostetriche competenti, pronte a lavorare in autonomia e a garantire cure sicure nelle aree più remote e svantaggiate del Paese.

I numeri e l’impatto della prima fase

Nella sua prima edizione, il programma punta a formare e certificare 30 giovani ostetriche attraverso un tirocinio clinico supervisionato della durata di sei mesi. Ogni competenza acquisita verrà documentata e valutata in stretta conformità con gli standard del Ministero della Salute Pubblica (MoPH).

Durante il percorso, la presenza costante di ostetriche senior e specialisti in ostetricia garantirà un duplice risultato: tutelare la sicurezza delle pazienti e proteggere le tirocinanti stesse. In un contesto in cui le opportunità di formazione per le donne sono estremamente limitate, questo supporto mirato assume un valore immenso: permette alle neo-laureate di rimanere attive nel sistema sanitario, salvaguardando i progressi fatti finora e gettando le basi per una futura ripresa dell’intero settore.

Intersos

Una soluzione sostenibile, modulare e vicina alle comunità

Questo intervento si distingue per la sua efficacia e sostenibilità attraverso tre pilastri fondamentali:

  • Sostegno al sistema pubblico: Rafforzando l’offerta di servizi direttamente all’interno delle strutture sanitarie pubbliche, il programma valorizza i sistemi già esistenti anziché creare canali paralleli.
  • Inclusione e lavoro locale: Il progetto promuove l’occupazione e il mantenimento del personale femminile sul territorio, incentivando e sostenendo le tirocinanti a tornare a lavorare nei propri distretti d’origine.
  • Flessibilità e scalabilità: Si tratta di una soluzione modulare e reversibile, che può essere ampliata non appena le condizioni lo permetteranno, ma che già oggi impedisce la perdita irreversibile di personale sanitario femminile qualificato.

Perché curare una mamma e far nascere un bambino in sicurezza non è solo una risposta all’emergenza, ma il primo passo per ricostruire il futuro di un’intera comunità.

[FOTO d Cinzia Canneri]

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Medicus Mundi

Perché l'accesso alla salute sia un Diritto di ogni persona!

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Per farlo, il progetto ha implementato strategie di mobile health e sistemi elettronici. Le equipe sanitarie mobili (Brigadas Móveis), fondamentali per raggiungere le aree più isolate, sono state dotate di strumenti digitali per la raccolta sistematica dei dati clinici e il monitoraggio dell’efficacia delle cure. Parallelamente, è stato introdotto un sistema di geolocalizzazione comunitaria: mappare il territorio ha permesso di comprendere i determinanti sociali e le barriere logistiche che impedivano alle famiglie di accedere ai servizi, fornendo dati essenziali per pianificare interventi di salute pubblica più efficaci.

Mozambico

Innovazione e ricerca per la salute nelle aree remote

Nella provincia di Inhambane, lungo la costa meridionale del Mozambico, la lotta all’HIV si scontra con una geografia complessa. Nei distretti rurali di Morrumbene, Massinga, Funhalouro e Panda, la popolazione vive in condizioni di estrema dispersione: le distanze dai centri sanitari sono enormi e il numero di operatori è insufficiente per coprire il territorio. In questo contesto, dove l’accesso alle cure è una sfida quotidiana, è nato il progetto REACH (Ricerca per un Equo Accesso e una continuità di cura).

Il progetto introduceva un approccio basato sulla ricerca scientifica e sull’innovazione tecnologica per potenziare il sistema sanitario locale: l’obiettivo centrale è migliorare il cosiddetto linkage to care, ovvero la capacità di identificare i pazienti sieropositivi e garantire che non abbandonino il percorso terapeutico.

Un’attenzione particolare è stata rivolta alla prevenzione della trasmissione verticale (da madre a figlio) e alla diagnosi pediatrica, aree critiche dove la tempestività era tutto. Attraverso studi sul campo, si sono analizzati i percorsi diagnostici per ottimizzarli e ridurre i tassi di infezione tra i più piccoli.

Il Progetto REACH coinvolge direttamente oltre 400.000 persone, con l’intento di trasformare la gestione dell’emergenza in un modello di cura strutturato, efficiente e sostenibile. Il progetto è cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, iniziative sinergiche con The Global Fund.

Nutrire il futuro: oltre la logica dell'emergenza

Di fronte ai dati globali che segnalano un ritorno preoccupante dell’insicurezza alimentare — con circa 750 milioni di persone che ancora oggi non hanno accesso a un’alimentazione adeguata — la risposta non può limitarsi alla gestione dell’emergenza. Per Medicus Mundi Italia (MMI), affrontare la malnutrizione significa agire sulle strutture stesse che dovrebbero prevenirla, lavorando in contesti complessi come Burkina Faso, Burundi, Kenya e Mozambico con una visione che va oltre il semplice trattamento clinico.

L’approccio adottato è multidisciplinare e mira a disinnescare le cause profonde della fame attraverso un lavoro sistemico. Non si tratta soltanto di intervenire sul caso acuto, ma di costruire una rete di protezione che parta dalla comunità e arrivi ai centri di salute. MMI investe nel rafforzamento dei sistemi sanitari locali, dotando il personale e gli agenti comunitari degli strumenti tecnici necessari — come le attrezzature per le misurazioni antropometriche — e delle competenze per effettuare screening precoci e monitoraggi costanti.

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La strategia integra la cura con la cultura della prevenzione. Attraverso percorsi di formazione e sensibilizzazione, con dimostrazioni culinarie pratiche, si promuovono abitudini alimentari sane e sostenibili, legando indissolubilmente la salute nutrizionale alla sicurezza alimentare e all’agricoltura locale. L’obiettivo finale è rendere le comunità autonome nella gestione delle proprie risorse, trasformando la lotta alla malnutrizione da un intervento assistenziale a un processo di costruzione di diritti e sovranità alimentare.

World Friends

Kenya – The Net

Dal 2022 è attivo nella Contea Kilifi, area costiera del Kenya, il progetto The Net, finanziato tramite un bando dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo nel contesto del Fondo Globale 5%.
Kilifi presenta meno casi di malaria rispetto alla seconda area endemica del Paese, ovvero la regione occidentale lacustre. Nonostante la minor diffusione, tuttavia, all’interno dell’area costiera e della Contea di Kilifi si registra un aumento dei casi e dell’età media dei pazienti che presentano complicazioni e un forte indebolimento dell’intero sistema sanitario, già debole, a seguito di due anni di pandemia, anche in termini di prevenzione e accesso a servizi sanitari di qualità. La pandemia ha avuto anche un forte impatto socioeconomico in termini di crollo del turismo (fonte principale di sostentamento della regione) e conseguenti:
– diminuzione di campagne di disinfestazione private,
– impoverimento generale della popolazione (la riduzione del reddito delle famiglie ha portato ad una diminuzione del potere di acquisto e all’accesso ai servizi di salute),
– aumento dei tassi di malnutrizione.

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Questi fattori hanno influito su una maggiore trasmissione della malattia. A questi si aggiunge il cambiamento climatico: a lunghi periodi di siccità seguono fenomeni alluvionali sempre più frequenti e più abbondanti, si creano così pozze di acqua stagnante che facilitano la crescita del numero di zanzare e l’aumento delle temperature accorcia il periodo di incubazione delle larve di zanzara. I fattori ambientali e sociali (un corpo malnutrito è più debole) comportano inoltre un indebolimento generale delle forze immunitarie della popolazione, in particolare bambini/e e categorie a rischio (anziani/e, donne in gravidanza), e l’espandersi della trasmissione della malaria in aree definite a basso rischio.
L’obiettivo specifico del progetto è rafforzare i meccanismi di eradicazione della malaria su base comunitaria all’interno della Contea di Kilifi entro il 2024. Le azioni intraprese per raggiungere l’obiettivo saranno:
• prevenzione e sensibilizzazione;
• formazione per i volontari di comunità (CHV) e community case management;
• rafforzamento degli strumenti di raccolta dati a livello comunitario e di centri sanitari di primo livello.
L’approccio di lavoro sarà comunitario, volto al coinvolgimento dei volontari sanitari di comunità come parte attiva e come attori chiave dell’intero processo; si vuole, in questo modo, avvicinare la popolazione alla rete sanitaria pubblica e privata, aumentare l’accesso ai servizi offerti ottimizzando allo stesso tempo la qualità degli stessi, aumentare la consapevolezza riguardo alla malaria.
Il progetto avrà un partner di ricerca italiano, il Centro Salute Globale (CSG) della Regione Toscana. L’intervento verrà implementato in stretta collaborazione con le autorità sanitarie locali e i meccanismi di coordinamento del Kenya, per quanto riguarda la malaria. Il tutto ispirato ai principi della Copertura Sanitaria Universale (Universal Health Coverage) alle priorità definite all’interno dei documenti strategici e di indirizzo Kenya Vision 2030, Kenya Community Health Policy 2020-2030 Kenya Community Health Strategy 2020-2025 e inserendosi, facendo propri gli obiettivi e le raccomandazioni, all’interno della Strategia Global Fund 2023 – 2028.

Amref

Il diritto alla salute dell’Africa e del mondo,
è il nostro punto fermo

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KENYA: promuovere la centralità del paziente nella cura della TB, attraverso la digitalizzazione dei dati a livello di struttura e di comunità.

Il progetto mira a massimizzare l’impatto contro la tubercolosi in 20 strutture sanitarie nella contea di Nakuru (Kenya), migliorando la qualità dell’assistenza e della cura ai pazienti affetti da TB, attraverso la digitalizzazione dei dati a livello di struttura sanitaria e la promozione di una gestione efficiente dei dati, di un loro utilizzo ottimale, e di processi decisionali che siano basati su questi dati di qualità.

Al termine del progetto si auspica che il personale comunitario e clinico, nonché le autorità sanitarie locali, siano in grado di prendere decisioni informate e tempestive, basate sul sistema TIBU operativo a livello di struttura sanitaria, attraverso l’accesso a dati di qualità e affidabili sulla TB, in tempo reale. Di conseguenza i pazienti affetti da TB riceveranno servizi di qualità e incentrati sul paziente lungo l’intero percorso di cura della TB nell’area target. Ciò richiederà anche un’adeguata formazione e tutoraggio del personale sanitario della struttura sull’uso del sistema TIBU. L’iniziativa rappresenta, inoltre, la prima opportunità di collegamento dei dati TB tra il livello comunitario ed il livello delle strutture sanitarie, assicurando che il contributo comunitario sia finalmente ben documentato e valorizzato nel quadro del più ampio quadro di interventi sulla TB finanziati dal Fondo Globale.  

P-ACT

Il fenomeno delle Mutilazioni Genitali Femminili [Mgf], ha una dimensione globale: nel mondo, 200 milioni di donne e bambine hanno subito le Mgf; tra le vittime, 44 milioni sono bambine fino a 14 anni, e 3,9 milioni di ragazze sono a rischio ogni anno. In Europa, sono 600.000 le vittime, mentre in Italia ci sono 87.600 donne escisse, di cui 7.600 minorenni, 4.600 a rischio.

Amref Health Africa, nel continente africano, lavora sul tema delle Mgf da oltre due decenni, e ha sviluppato modelli e approcci di intervento efficaci, come ampiamente dimostrato da studi e analisi di impatto degli interventi. Amref promuove un approccio integrato, concentrandosi su tutto l’ecosistema in cui questa pratica prospera, promuovendo un approccio di prevenzione e contrasto che considera il contesto giuridico, i sistemi comunitari, l’educazione, i sistemi sanitari e la ricerca. Alla luce dei bisogni identificati nel contesto italiano ed europeo e dell’esperienza, conoscenza e riconoscimento costruiti in 20 anni di lavoro in Africa, Amref lavora in Italia ed Europa declinando opportunatamente i suoi modelli di intervento.

Il progetto “P-ACT: Percorsi di Attivazione Contro il Taglio dei diritti”, è un progetto della durata di 18 mesi finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione del Ministero dell’Interno, che mira ad attivare e rafforzare la prevenzione ed il contrasto alla violenza di genere rappresentata dalle Mutilazioni Genitali Femminili nei confronti dei minori stranieri attraverso appropriate azioni di sistema nei territori di Milano, Torino, Padova e Roma. Il progetto “P-ACT” vede come capofila Amref Health Africa, in partnership con Università degli Studi Milano – Bicocca, Non c’è Pace Senza Giustizia, Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni – Conngi e Società Italiana Medicina delle Migrazioni – Simm.

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Actionaid

Vogliamo dare voce ai diritti delle persone

ActionAid & People’s Vaccine Alliance

ActionAid insieme con un gruppo di organizzazioni sostiene attivamente la People’s Vaccine Alliance per chiedere alle nazioni ricche di smettere di proteggere i profitti ed i monopoli delle grandi case farmaceutiche a scapito della vita delle persone. Per controllare il virus covid-19 è necessario produrre dosi sufficienti di vaccini per tutte le diverse aree geografiche, a prezzi convenienti, con una distribuzione globale e possibilmente gratuita per le comunità locali.

La People’s Vaccine Alliance ha inoltre sottolineato come in Sud Africa, Malawi e in altre nazioni africane la storia rischi tragicamente di ripetersi: milioni di persone sono morte all’inizio degli anni 2000 perché le case farmaceutiche monopoliste avevano stabilito un costo troppo alto per le cure contro l’Hiv/Aids, che superava i 10.000 dollari all’anno. L’eliminazione dei monopoli delle grandi case farmaceutiche rese possibile la produzione in larga scala di cure efficaci a basso costo per le persone affette da Hiv/Aids: oggi milioni di persone sono vive grazie a questo.

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Progetto mondo

Diventa cambiamento

Tutti contro la Malaria

Progettomondo interviene nel quadro nazionale della lotta contro la malaria in Burkina Faso, in particolare nelle regioni Sud-Ovest e Cascades, in sinergia con il Programma del Fondo Globale.
L’Ong si occupa nello specifico della fornitura di risorse finalizzate alla sostanziale riduzione dei livelli di contagio e morbilità, e della sensibilizzazione nella lotta contro le infezioni e la mortalità legate alla malaria.

Tra le attività prioritarie c’è quella di migliorare il sistema di distribuzione, accesso e uso corretto di zanzariere impregnate di insetticida,  che rappresenta la principale misura di prevenzione della malaria, soprattutto in ambito rurale, per una popolazione a rischio come le donne incinte, in allattamento e bambini minori di 5 anni.

Si attua inoltre la formazione permanente di attori comunitari, per favorire l’attivazione di un sistema di governance attraverso la costituzione dei comitati di villaggio e la realizzazione di piani comunitari di lotta contro la malaria in 29 villaggi ad alta incidenza di paludismo del Distretto Sanitario di Banfora, nella regione di Cascades.

Obiettivo è anche il rafforzamento del sistema sanitario nazionale con l’implementazione di misure di accesso e di uso degli strumenti di prevenzione e della governance locale a base comunitaria di lotta alla malaria.

Progettomondo
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Miglioriamo le nostre vite

Progettomondo è in Burkina Faso e in Niger per  rafforzare i mezzi di sussistenza delle popolazioni agricole e pastorali costruendo una resilienza sostenibile e strutturale all’insicurezza alimentare e nutrizionale  e per sostenere le comunità e le istituzioni locali nella prevenzione dei conflitti e nel rafforzamento della coesione sociale nelle aree coinvolte.

L’intervento si rivolge nello specifico a 13 comuni del Burkina Faso e 2 del Niger, e prevede la sensibilizzazione e formazione dei produttori, compreso il loro coinvolgimento nella governance, analisi e programmazione di piani congiunti in materia di sicurezza alimentare e nutrizionale infantile; investimenti nella produzione agro-silvo-pastorale e nei servizi rurali e sostegni alle famiglie vulnerabili.

Le attività si sviluppano inoltre nella sensibilizzazione dei leader religiosi/comunitari e di diverse categorie professionali, finalizzata all’elaborazione e firma di accordi di rispetto reciproco e alla  realizzazione di circoli scolastici, centri giovanili, spazi agorà, giardini pubblici in cui promuovere il dialogo e la condivisione.

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