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Aidos

Un mondo dove la giustizia di genere è realtà

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Poster – Pratiche oltre gli stereotipi

In Italia, gli stereotipi di genere e le aspettative a questi correlate influenzano fortemente la vita delle persone, limitando le loro scelte, impedendo il pieno godimento dei diritti, negando l’accesso alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi (SDSR), alimentando la violenza di genere (VdG). Anche se gran parte della popolazione si dichiara a favore dell’uguaglianza di genere, sono ancora molte le persone che pensano sia stata raggiunta, continuando ad accettare forme di violenza di genere considerate “meno gravi”, poiché non consapevoli dei propri pregiudizi di genere. Spesso non si dispone degli strumenti necessari per affrontare le barriere di genere, perpetuando lo status quo; avviene nel mondo dei media e dell’istruzione, così come tra le persone giovani. Inoltre, numerose ONG necessitano di formazione per usare maggiormente nel proprio lavoro un approccio trasformativo di genere, mentre diverse associazioni di base hanno bisogno di rafforzare le capacità di advocacy, gestione e comunicazione per rendere il loro operato più incisivo.

Il progetto intende contribuire a promuovere l’uguaglianza di genere, rafforzando la società civile in Italia e affrontando gli stereotipi di genere con professioniste/i, giovani e istituzioni.

No woman left behind. Violenza di genere e disabilità: trasformare la vulnerabilità in abilità
(Fase 2)

AIDOS in ATS con Vento di Terra Onlus (VdT) e i partner locali Durrat al Manal for Development and Training (DMDT) e Arab Women Organization (AWO).

Dopo 13 anni di guerra in Siria, l’UNHCR segnala 5,5 milioni di rifugiati/e siriani/e, con la Giordania che ne accoglie ufficialmente 621.182, posizionandosi al terzo posto dopo Turchia e Libano e con un numero complessivo di rifugiate/i oltre i 1,36 milioni. L’afflusso ha posto ulteriore pressione sulle già limitate risorse del paese, con il 67% della popolazione (sia giordana che siriana) che vive al di sotto della soglia di povertà e un alto tasso di disoccupazione. Emergono significative disparità di genere nel lavoro, con il 55% degli uomini occupati rispetto al 7% delle donne.
Solo il 7% dei/delle siriani/e possiede un permesso di lavoro, il cui costo è tuttavia drasticamente aumentato, rendendo difficile l’accesso al mercato del lavoro. Queste difficoltà economiche incidono negativamente sulla sicurezza alimentare, sulle famiglie e su donne e ragazze, portando a matrimoni precoci e a un peggioramento del benessere di bambini/e rifugiati/e. Donne e ragazze, in particolare rifugiate e con disabilità, affrontano un rischio maggiore di violenza di genere (GBV) e lo stigma sociale spesso impedisce la denuncia degli abusi. La legge giordana prevede la detenzione protettiva delle donne a rischio di violenza, privandole così della loro autonomia; sono state create case rifugio per fornire un’alternativa, ma l’accesso e la qualità dei servizi rimangono insufficienti. La disuguaglianza affonda le sue radici in norme culturali e ostacoli economici, rendendo essenziali servizi di supporto e iniziative di sensibilizzazione, in particolare a beneficio delle donne rifugiate.
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Obiettivo del progetto è promuovere la tutela dei gruppi maggiormente vulnerabili tra i/le rifugiati/e e le comunità ospitanti giordane attraverso un quadro integrato di protezione, assistenza, empowerment ed inclusione sociale. In particolare, si vuole facilitare l’accesso di donne e ragazze con disabilità e/o a rischio e/o sopravvissute a violenza di genere a servizi sociali specializzati, opportunità di reddito e supporto comunitario, nelle comunità ospitanti e rifugiate in aree urbane e insediamenti informali.
Insieme ai partner, AIDOS offre accesso ai servizi socio-sanitari e propone attività di rafforzamento dell’autonomia economica per donne rifugiate e/o a rischio e/o sopravvissute a GBV, che contestualmente ricevono anche kit per il lavoro, follow-up, dignity kit e supporto per i permessi di lavoro. Il progetto prevede i lavori di ristrutturazione di una casa rifugio, per migliorarne l’accessibilità per persone con disabilità e lo sviluppo di linee guida destinata alle persone con disabilità, per supportarle a comprendere segni di abuso, molestie e violenza. Sono previste anche sessioni di sensibilizzazione e mobilitazione comunitarie su disabilità e violenza di genere, nonché percorsi di formazione al personale delle case rifugio, dei centri di sviluppo comunitario e delle OSC su inclusione, disabilità, violenza di genere e aftercare. Infine, sono previste attività di advocacy per l’adozione di linee guida su GBV e disabilità a livello nazionale.

Una vita fatta di ponti e non di confini [Don Carlo Leoni]

Tanzania

IMaNHC: “Migliorare le cure materno-neonatali nelle regioni di Dodoma e Zanzibar attraverso sinergie e scambio di buone pratiche”

Il progetto, parte di un programma internazionale di Creazione di una Rete Sanitaria in Kenya, Tanzania e Uganda portato avanti da AICS e dal Centro di Salute Globale della Regione Toscana, si inserisce nella decennale esperienza di CMSR nel paese, e mira ad alzare il livello delle cure dedicate alle donne partorienti e ai neonati, in due regioni del paese, Dodoma e Zanzibar. Nello specifico, un totale di 9 strutture sanitarie sono state selezionate, di cui 2 ospedali (uno per regione) e 7 centri di salute, per un totale di oltre 320.000 beneficiari, in larga parte donne e bambini.

Il progetto intende contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, in particolare l’Obiettivo 3, attraverso un’opera di formazione del personale locale e l’acquisto di apparecchiature mediche necessarie alla gestione delle complicanze perinatali. Infatti, benchè rispettivamente capitale del paese e meta turistica per eccellenza della regione, le regioni di Dodoma e Zanzibar registrano un alto tasso di decessi perinatali.

Rafforzare la diagnosi della tubercolosi infantile: un’indagine nel distretto di Kondoa

La tubercolosi (TB) infantile rimane una sfida globale. Secondo l’OMS, nel 2021 si sono registrati 1,1 milioni di nuovi casi tra bambine/i, con un elevato tasso di mortalità nei più piccoli. In Tanzania, uno dei paesi con il più alto carico di TB, si stimano 13.000 nuovi casi pediatrici all’anno. Tuttavia, la diagnosi di TB nei bambini è spesso complessa e sottostimata, a causa di sintomi meno specifici e della difficoltà nel raccogliere campioni per i test.

Nel distretto rurale di Kondoa, la ricerca condotta nell’ambito del progetto Community-Based TB and HIV Integration Project (CBTHI) finanziato da AICS attraverso il bando 5% Global Fund ha esaminato il livello di conoscenza, le percezioni e le pratiche degli operatori sanitari (HCWs) e degli operatori di comunità (CHWs) riguardo alla TB infantile. Lo studio ha coinvolto 87 HCWs, 86 CHWs e 78 membri delle famiglie locali.

I risultati della ricerca realizzata grazie alla collaborazione del capofila CMSR con Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer (Centro Salute Globale e SOC Malattie Infettive) (AUO Meyer) e l’Università degli Studi di Firenze Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, hanno evidenziato che gli HCWs hanno una buona conoscenza sulla TB, soprattutto in epidemiologia e trattamento, ma lacune nella diagnosi e nella prevenzione. La metà degli operatori ha dichiarato di incontrare casi di TB pediatrica solo poche volte all’anno e il 43% ha difficoltà nel raccogliere campioni per i test diagnostici. I CHWs, figure chiave per la sensibilizzazione nelle comunità, hanno ottenuto punteggi più bassi sulla conoscenza della TB, sebbene la maggior parte dimostri un atteggiamento positivo verso la prevenzione. Inoltre, il 56% di loro ha riferito di non aver mai raccolto campioni di espettorato nei bambini.

Tra le famiglie intervistate, il 92% ha dichiarato di conoscere la TB, il 70% ha identificato almeno un sintomo della malattia e più della metà era consapevole del legame tra TB e HIV. Tuttavia, la diagnosi nei bambini rimane limitata: solo il 2% di bambine/i nelle famiglie coinvolte ha ricevuto una diagnosi di TB.

Il progetto CBTHI ha contribuito a colmare queste lacune, attraverso la formazione alcune figure coinvolte (CHWs, HCWs e tecnici di laboratorio) e la dotazione di attrezzature diagnostiche di laboratorio, contribuendo al miglioramento della salute infantile, e non solo, nel distretto di Kondoa.

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Miglioriamo il mondo,
insieme

Nota come la “Ong del fare”, dal 1965 ad oggi, COOPI ha aiutato più di 125 milioni di persone, con più di 3.000 progetti in 74 Paesi, impiegando circa 5.400 operatori espatriati e 68.000 operatori locali.

Oggi COOPI è presente in 33 paesi di Africa, Medio Oriente e America Latina, con 239 progetti umanitari che raggiungono più di 7 milioni di persone.

L’impegno di Coopi contro la diffusione e gli effetti di Hiv/Aids è rivolto nella maggior parte dei casi alle categorie sociali più vulnerabili come rifugiati, donne vittime di violenza sessuale, bambini o sieropositivi.

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COOPI in Mali: migliorare l'accesso allo screening e al trattamento dell'Hiv e della tubercolosi per la popolazione a rischio

Dal 2024, COOPI porta avanti un progetto in Mali con l’obiettivo di migliorare l’accesso allo screening e al trattamento dell’HIV e della tubercolosi per la popolazione a rischio nelle regioni di Mopti e Bandiagara estendendo l’accesso ai servizi di prevenzione e cura. La tubercolosi continua a rappresentare una delle principali minacce per la salute pubblica, aggravata dalla coinfezione con l’HIV e dalla diffusione di ceppi resistenti ai farmaci. Per contrastare queste sfide, COOPI ha sviluppato strategie mirate per ridurre l’incidenza della malattia e garantire cure adeguate ai pazienti.

Il progetto, partito lo scorso gennaio, mira a rafforzare la capacità delle comunità di riconoscere i rischi della tubercolosi, prevenire la trasmissione e indirizzare i casi sospetti verso le strutture sanitarie competenti. Parallelamente, COOPI lavora per garantire un supporto medico e comunitario alle persone affette da tubercolosi e coinfezione tubercolosi-HIV, riducendo le barriere all’accesso alle cure e migliorando la qualità dei servizi offerti. Le attività di sensibilizzazione e formazione rivolte alla popolazione locale e agli operatori sanitari giocano un ruolo chiave per incrementare la consapevolezza sulla malattia e rafforzare il sistema sanitario.

L’approccio che COOPI adotta è di tipo partecipativo e comunitario, le attività proposte sono infatti sviluppate in modo integrato e complementare alle strutture sanitarie presenti sul territorio, in modo da garantire la continuità delle azioni implementate.

Attraverso le diverse attività, il progetto si propone di migliorare l’accesso ai servizi diagnostici, inclusi test di screening precoci, e il rafforzamento della continuità delle cure, soprattutto per le persone in movimento, come gli sfollati interni, che spesso incontrano difficoltà nell’accesso ai trattamenti. In secondo luogo COOPI mira a migliorare l’accessibilità e la qualità delle strutture sanitarie del territorio, in particolare garantendo l’accesso ai controlli periodici, così da poter eseguire diagnosi puntuali e curare i pazienti in modo appropriato.

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COPE

Dal 1983 al servizio dei paesi emergenti

Tanzania

Il Centro di salute rurale di Nyololo è l’ospedale realizzato dal Cope e inaugurato nel 2007 in questo villaggio della regione di Iringa, Tanzania. L’ospedale sorge in una zona a bassissima copertura sanitaria offrendo servizi di assistenza medica di base che servono una popolazione di circa 40.000 abitanti. L’obiettivo generale per cui è stato realizzato è migliorare le condizioni di salute e ridurre le cause di mortalità con particolare attenzione alla salute materno-infantile, alla cura e prevenzione dell’Hiv e della tubercolosi. Al suo interno vi sono 5 padiglioni: Pediatria, Maternità, Medicina generale donne, Medicina generale uomini e Reparto Isolamento. All’interno del reparto di pediatria è inserito un servizio di monitoraggio per il trattamento della malnutrizione infantile, programma esclusivo e riconosciuto a livello territoriale. All’esterno della struttura, viene svolto un programma di cliniche mobili nei villaggi limitrofi in cui ci si occupa del controllo delle donne incinte, screening per virus e patologie, monitoraggio della crescita dei bambini e consulenza per Hiv/Aids grazie anche a tecnologie mobili e sostenibili. 

Per attuare il Programma governativo Ctc (Care and Treatment Centre) per la prevenzione e cura dell’Hiv, oltre ai servizi di somministrazione della terapia antiretrovirale e antibiotica per le infezioni e al sostegno psicologico durante la terapia, il programma prevede il servizio gratuito che permette alla popolazione di effettuare il test Hiv. Ultime costruzioni aggiunte di recente riguardano una sala operatoria e delle stanze per la degenza. Inoltre, il laboratorio di analisi, attivo dal 2011, è il più fornito del distretto e consente di effettuare, oltre a tutti gli esami biochimici di routine, analisi di parassitosi alimentari e di malattie sessualmente trasmissibili e all’individuazione di casi di turbercolosi. Avviata anche l’unità di Ossigeno terapia grazie all’introduzione di ossigenatori elettrici che consente di far fronte ai casi di emergenza e di dare supporto ai pazienti con difficoltà respiratorie. Negli ultimi anni le attività dell’Ospedale sono state rafforzate grazie alla formazione del personale locale e l’educazione della popolazione attraverso seminari ed eventi di sensibilizzazione socio-sanitaria aperti a tutti i cittadini.

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La salute è un diritto, battersi per il suo rispetto è un dovere

Tra le priorità del nostro intervento ci sono la salute di mamme e bambini e la formazione del personale locale. “Prima le mamme e i bambini” è il grande programma che in 13-14 anni ci ha permesso di assistere al parto circa 1 milione di mamme e di aiutare altrettanti neonati a venire al mondo, perché non è giusto che, nel mondo ogni anno, muoiano circa 260.000 donne a causa del parto. La maggior parte di queste vive proprio in Africa sub-Sahariana, in alcuni dei paesi in cui operiamo. Siamo impegnati in 4 scuole per infermieri e 1 università, perché crediamo che la formazione e la crescita del persona sanitario locale sia un passo indispensabile per dare futuro all’Africa e ai suoi giovani.

Prima le mamme, le bambine e i bambini

Nata nel 1950, Medici con l’Africa Cuamm è la prima Ong in campo sanitario riconosciuta in Italia e la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Lavoriamo a tutti i livelli del sistema sanitario, nelle zone più periferiche, nell’ “ultimo miglio del sistema sanitario”, lì dove è difficile arrivare. Ogni giorno, medici, infermieri, ostetriche fanno la differenza tra la vita e la morte di molte persone. Insieme a loro, amministrativi e logisti assicurano che tutto funzioni al meglio.

In 75 anni di storia, sono partiti dall’Italia più di 2.500 medici con una media di 2 anni di servizio in uno dei 239 ospedali di 43 paesi di intervento.

Oggi siamo presenti in nove paesi africani: Angola, Costa d’Avorio, Etiopia, Mozambico, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania e Uganda e supporta 21 ospedali, 940 strutture sanitarie.

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Medicus Mundi

Perché l'accesso alla salute sia un Diritto di ogni persona!

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Per farlo, il progetto ha implementato strategie di mobile health e sistemi elettronici. Le equipe sanitarie mobili (Brigadas Móveis), fondamentali per raggiungere le aree più isolate, sono state dotate di strumenti digitali per la raccolta sistematica dei dati clinici e il monitoraggio dell’efficacia delle cure. Parallelamente, è stato introdotto un sistema di geolocalizzazione comunitaria: mappare il territorio ha permesso di comprendere i determinanti sociali e le barriere logistiche che impedivano alle famiglie di accedere ai servizi, fornendo dati essenziali per pianificare interventi di salute pubblica più efficaci.

Mozambico

Innovazione e ricerca per la salute nelle aree remote

Nella provincia di Inhambane, lungo la costa meridionale del Mozambico, la lotta all’HIV si scontra con una geografia complessa. Nei distretti rurali di Morrumbene, Massinga, Funhalouro e Panda, la popolazione vive in condizioni di estrema dispersione: le distanze dai centri sanitari sono enormi e il numero di operatori è insufficiente per coprire il territorio. In questo contesto, dove l’accesso alle cure è una sfida quotidiana, è nato il progetto REACH (Ricerca per un Equo Accesso e una continuità di cura).

Il progetto introduceva un approccio basato sulla ricerca scientifica e sull’innovazione tecnologica per potenziare il sistema sanitario locale: l’obiettivo centrale è migliorare il cosiddetto linkage to care, ovvero la capacità di identificare i pazienti sieropositivi e garantire che non abbandonino il percorso terapeutico.

Un’attenzione particolare è stata rivolta alla prevenzione della trasmissione verticale (da madre a figlio) e alla diagnosi pediatrica, aree critiche dove la tempestività era tutto. Attraverso studi sul campo, si sono analizzati i percorsi diagnostici per ottimizzarli e ridurre i tassi di infezione tra i più piccoli.

Il Progetto REACH coinvolge direttamente oltre 400.000 persone, con l’intento di trasformare la gestione dell’emergenza in un modello di cura strutturato, efficiente e sostenibile. Il progetto è cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, iniziative sinergiche con The Global Fund.

Nutrire il futuro: oltre la logica dell'emergenza

Di fronte ai dati globali che segnalano un ritorno preoccupante dell’insicurezza alimentare — con circa 750 milioni di persone che ancora oggi non hanno accesso a un’alimentazione adeguata — la risposta non può limitarsi alla gestione dell’emergenza. Per Medicus Mundi Italia (MMI), affrontare la malnutrizione significa agire sulle strutture stesse che dovrebbero prevenirla, lavorando in contesti complessi come Burkina Faso, Burundi, Kenya e Mozambico con una visione che va oltre il semplice trattamento clinico.

L’approccio adottato è multidisciplinare e mira a disinnescare le cause profonde della fame attraverso un lavoro sistemico. Non si tratta soltanto di intervenire sul caso acuto, ma di costruire una rete di protezione che parta dalla comunità e arrivi ai centri di salute. MMI investe nel rafforzamento dei sistemi sanitari locali, dotando il personale e gli agenti comunitari degli strumenti tecnici necessari — come le attrezzature per le misurazioni antropometriche — e delle competenze per effettuare screening precoci e monitoraggi costanti.

 

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La strategia integra la cura con la cultura della prevenzione. Attraverso percorsi di formazione e sensibilizzazione, con dimostrazioni culinarie pratiche, si promuovono abitudini alimentari sane e sostenibili, legando indissolubilmente la salute nutrizionale alla sicurezza alimentare e all’agricoltura locale. L’obiettivo finale è rendere le comunità autonome nella gestione delle proprie risorse, trasformando la lotta alla malnutrizione da un intervento assistenziale a un processo di costruzione di diritti e sovranità alimentare.

World Friends

Kenya – The Net

Dal 2022 è attivo nella Contea Kilifi, area costiera del Kenya, il progetto The Net, finanziato tramite un bando dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo nel contesto del Fondo Globale 5%.
Kilifi presenta meno casi di malaria rispetto alla seconda area endemica del Paese, ovvero la regione occidentale lacustre. Nonostante la minor diffusione, tuttavia, all’interno dell’area costiera e della Contea di Kilifi si registra un aumento dei casi e dell’età media dei pazienti che presentano complicazioni e un forte indebolimento dell’intero sistema sanitario, già debole, a seguito di due anni di pandemia, anche in termini di prevenzione e accesso a servizi sanitari di qualità. La pandemia ha avuto anche un forte impatto socioeconomico in termini di crollo del turismo (fonte principale di sostentamento della regione) e conseguenti:
– diminuzione di campagne di disinfestazione private,
– impoverimento generale della popolazione (la riduzione del reddito delle famiglie ha portato ad una diminuzione del potere di acquisto e all’accesso ai servizi di salute),
– aumento dei tassi di malnutrizione.

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Questi fattori hanno influito su una maggiore trasmissione della malattia. A questi si aggiunge il cambiamento climatico: a lunghi periodi di siccità seguono fenomeni alluvionali sempre più frequenti e più abbondanti, si creano così pozze di acqua stagnante che facilitano la crescita del numero di zanzare e l’aumento delle temperature accorcia il periodo di incubazione delle larve di zanzara. I fattori ambientali e sociali (un corpo malnutrito è più debole) comportano inoltre un indebolimento generale delle forze immunitarie della popolazione, in particolare bambini/e e categorie a rischio (anziani/e, donne in gravidanza), e l’espandersi della trasmissione della malaria in aree definite a basso rischio.
L’obiettivo specifico del progetto è rafforzare i meccanismi di eradicazione della malaria su base comunitaria all’interno della Contea di Kilifi entro il 2024. Le azioni intraprese per raggiungere l’obiettivo saranno:
• prevenzione e sensibilizzazione;
• formazione per i volontari di comunità (CHV) e community case management;
• rafforzamento degli strumenti di raccolta dati a livello comunitario e di centri sanitari di primo livello.
L’approccio di lavoro sarà comunitario, volto al coinvolgimento dei volontari sanitari di comunità come parte attiva e come attori chiave dell’intero processo; si vuole, in questo modo, avvicinare la popolazione alla rete sanitaria pubblica e privata, aumentare l’accesso ai servizi offerti ottimizzando allo stesso tempo la qualità degli stessi, aumentare la consapevolezza riguardo alla malaria.
Il progetto avrà un partner di ricerca italiano, il Centro Salute Globale (CSG) della Regione Toscana. L’intervento verrà implementato in stretta collaborazione con le autorità sanitarie locali e i meccanismi di coordinamento del Kenya, per quanto riguarda la malaria. Il tutto ispirato ai principi della Copertura Sanitaria Universale (Universal Health Coverage) alle priorità definite all’interno dei documenti strategici e di indirizzo Kenya Vision 2030, Kenya Community Health Policy 2020-2030 Kenya Community Health Strategy 2020-2025 e inserendosi, facendo propri gli obiettivi e le raccomandazioni, all’interno della Strategia Global Fund 2023 – 2028.

Amref

Il diritto alla salute dell’Africa e del mondo,
è il nostro punto fermo

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KENYA: promuovere la centralità del paziente nella cura della TB, attraverso la digitalizzazione dei dati a livello di struttura e di comunità.

Il progetto mira a massimizzare l’impatto contro la tubercolosi in 20 strutture sanitarie nella contea di Nakuru (Kenya), migliorando la qualità dell’assistenza e della cura ai pazienti affetti da TB, attraverso la digitalizzazione dei dati a livello di struttura sanitaria e la promozione di una gestione efficiente dei dati, di un loro utilizzo ottimale, e di processi decisionali che siano basati su questi dati di qualità.

Al termine del progetto si auspica che il personale comunitario e clinico, nonché le autorità sanitarie locali, siano in grado di prendere decisioni informate e tempestive, basate sul sistema TIBU operativo a livello di struttura sanitaria, attraverso l’accesso a dati di qualità e affidabili sulla TB, in tempo reale. Di conseguenza i pazienti affetti da TB riceveranno servizi di qualità e incentrati sul paziente lungo l’intero percorso di cura della TB nell’area target. Ciò richiederà anche un’adeguata formazione e tutoraggio del personale sanitario della struttura sull’uso del sistema TIBU. L’iniziativa rappresenta, inoltre, la prima opportunità di collegamento dei dati TB tra il livello comunitario ed il livello delle strutture sanitarie, assicurando che il contributo comunitario sia finalmente ben documentato e valorizzato nel quadro del più ampio quadro di interventi sulla TB finanziati dal Fondo Globale.  

P-ACT

Il fenomeno delle Mutilazioni Genitali Femminili [Mgf], ha una dimensione globale: nel mondo, 200 milioni di donne e bambine hanno subito le Mgf; tra le vittime, 44 milioni sono bambine fino a 14 anni, e 3,9 milioni di ragazze sono a rischio ogni anno. In Europa, sono 600.000 le vittime, mentre in Italia ci sono 87.600 donne escisse, di cui 7.600 minorenni, 4.600 a rischio.

Amref Health Africa, nel continente africano, lavora sul tema delle Mgf da oltre due decenni, e ha sviluppato modelli e approcci di intervento efficaci, come ampiamente dimostrato da studi e analisi di impatto degli interventi. Amref promuove un approccio integrato, concentrandosi su tutto l’ecosistema in cui questa pratica prospera, promuovendo un approccio di prevenzione e contrasto che considera il contesto giuridico, i sistemi comunitari, l’educazione, i sistemi sanitari e la ricerca. Alla luce dei bisogni identificati nel contesto italiano ed europeo e dell’esperienza, conoscenza e riconoscimento costruiti in 20 anni di lavoro in Africa, Amref lavora in Italia ed Europa declinando opportunatamente i suoi modelli di intervento.

Il progetto “P-ACT: Percorsi di Attivazione Contro il Taglio dei diritti”, è un progetto della durata di 18 mesi finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione del Ministero dell’Interno, che mira ad attivare e rafforzare la prevenzione ed il contrasto alla violenza di genere rappresentata dalle Mutilazioni Genitali Femminili nei confronti dei minori stranieri attraverso appropriate azioni di sistema nei territori di Milano, Torino, Padova e Roma. Il progetto “P-ACT” vede come capofila Amref Health Africa, in partnership con Università degli Studi Milano – Bicocca, Non c’è Pace Senza Giustizia, Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni – Conngi e Società Italiana Medicina delle Migrazioni – Simm.

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Actionaid

Vogliamo dare voce ai diritti delle persone

ActionAid & People’s Vaccine Alliance

ActionAid insieme con un gruppo di organizzazioni sostiene attivamente la People’s Vaccine Alliance per chiedere alle nazioni ricche di smettere di proteggere i profitti ed i monopoli delle grandi case farmaceutiche a scapito della vita delle persone. Per controllare il virus covid-19 è necessario produrre dosi sufficienti di vaccini per tutte le diverse aree geografiche, a prezzi convenienti, con una distribuzione globale e possibilmente gratuita per le comunità locali.

La People’s Vaccine Alliance ha inoltre sottolineato come in Sud Africa, Malawi e in altre nazioni africane la storia rischi tragicamente di ripetersi: milioni di persone sono morte all’inizio degli anni 2000 perché le case farmaceutiche monopoliste avevano stabilito un costo troppo alto per le cure contro l’Hiv/Aids, che superava i 10.000 dollari all’anno. L’eliminazione dei monopoli delle grandi case farmaceutiche rese possibile la produzione in larga scala di cure efficaci a basso costo per le persone affette da Hiv/Aids: oggi milioni di persone sono vive grazie a questo.

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Progetto mondo

Diventa cambiamento

Tutti contro la Malaria

Progettomondo interviene nel quadro nazionale della lotta contro la malaria in Burkina Faso, in particolare nelle regioni Sud-Ovest e Cascades, in sinergia con il Programma del Fondo Globale.
L’Ong si occupa nello specifico della fornitura di risorse finalizzate alla sostanziale riduzione dei livelli di contagio e morbilità, e della sensibilizzazione nella lotta contro le infezioni e la mortalità legate alla malaria.

Tra le attività prioritarie c’è quella di migliorare il sistema di distribuzione, accesso e uso corretto di zanzariere impregnate di insetticida,  che rappresenta la principale misura di prevenzione della malaria, soprattutto in ambito rurale, per una popolazione a rischio come le donne incinte, in allattamento e bambini minori di 5 anni.

Si attua inoltre la formazione permanente di attori comunitari, per favorire l’attivazione di un sistema di governance attraverso la costituzione dei comitati di villaggio e la realizzazione di piani comunitari di lotta contro la malaria in 29 villaggi ad alta incidenza di paludismo del Distretto Sanitario di Banfora, nella regione di Cascades.

Obiettivo è anche il rafforzamento del sistema sanitario nazionale con l’implementazione di misure di accesso e di uso degli strumenti di prevenzione e della governance locale a base comunitaria di lotta alla malaria.

Progettomondo
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Miglioriamo le nostre vite

Progettomondo è in Burkina Faso e in Niger per  rafforzare i mezzi di sussistenza delle popolazioni agricole e pastorali costruendo una resilienza sostenibile e strutturale all’insicurezza alimentare e nutrizionale  e per sostenere le comunità e le istituzioni locali nella prevenzione dei conflitti e nel rafforzamento della coesione sociale nelle aree coinvolte.

L’intervento si rivolge nello specifico a 13 comuni del Burkina Faso e 2 del Niger, e prevede la sensibilizzazione e formazione dei produttori, compreso il loro coinvolgimento nella governance, analisi e programmazione di piani congiunti in materia di sicurezza alimentare e nutrizionale infantile; investimenti nella produzione agro-silvo-pastorale e nei servizi rurali e sostegni alle famiglie vulnerabili.

Le attività si sviluppano inoltre nella sensibilizzazione dei leader religiosi/comunitari e di diverse categorie professionali, finalizzata all’elaborazione e firma di accordi di rispetto reciproco e alla  realizzazione di circoli scolastici, centri giovanili, spazi agorà, giardini pubblici in cui promuovere il dialogo e la condivisione.

Progettomondo
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