Contributo di Stefania Burbo, focal point del Network Italiano Salute Globale, pubblicato sulla rivista “Healthcare Policy”
Debolezza strutturale dei sistemi sanitari, mancanza di preparazione per fronteggiare le stesse crisi viste in altri paesi, decenni di indebolimento o di insufficiente sviluppo dei sistemi sanitari pubblici e delle loro articolazioni territoriali, forti limitazioni in termini di personale adeguatamente formato e remunerato e la quasi assente attenzione alla ricerca: l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 ha messo in luce carenze accumulate negli ultimi decenni.
Per raggiungere invece l’obiettivo della copertura sanitaria universale, contemplato dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, sono necessari investimenti pubblici sostanziali per rafforzare i sistemi sanitari pubblici e comunitari, con priorità all’assistenza sanitaria di base e alla salute sessuale e riproduttiva, compresa la salute materna e infantile. Nonostante il concetto di copertura sanitaria universale contempli la promozione di salute, prevenzione e cure, le politiche sanitarie negli ultimi decenni si sono concentrate prevalentemente sulle cure, mentre di prevenzione si dovrebbe parlare già a partire dalle scuole.
Occorre dunque cambiare paradigma, andare alle radici del problema e osare politiche ambiziose. Non ci dobbiamo concentrare sulla sicurezza sanitaria, bensì sulla solidarietà sanitaria e lavorare affinché tutte e tutti vivano in uno stato di benessere, libere e liberi da ogni forma di discriminazione e violenza. Per dirlo con una battuta, misurare non secondo il Pil ma secondo il Bes – Benessere equo e sostenibile. Non è soltanto la cosa giusta da fare, è il modo più veloce ed efficace per contenere le pandemie, salvare vite, proteggere i sistemi sanitari e ripristinare le economie.
Altre epidemie, come per esempio Hiv, Tbc, malaria ed Ebola, hanno insegnato che la mancanza di accesso equo alla prevenzione e alle terapie lascia indietro le persone più fragili negando il diritto umano fondamentale alla salute. É necessario combinare risposte urgenti di breve termine con riforme strutturali. Operare nell’ambito di un forte quadro multilaterale incentrato sulle Nazioni Unite e coordinato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) riconoscendo l’intreccio tra le sfide sanitarie, climatiche, assistenziali e socio-economiche e l’interdipendenza dei paesi nel mondo.
È altresì importante aumentare gli investimenti in Ricerca&Sviluppo farmaceutica responsabile e collaborativa, condizionando il finanziamento pubblico all’economicità e all’accessibilità per tutte e tutti di farmaci, vaccini, strumenti diagnostici e tecnologie sanitarie; rivedere le regole di proprietà intellettuale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc) e attuare le risoluzioni dell’Oms per imporre la trasparenza nella costruzione dei prezzi dei beni essenziali, dai farmaci ai dispositivi medici.
Il cosiddetto “One Health Approach”, fondato sulla relazione esistente tra salute umana, animale e ambientale, dovrebbe essere riconosciuto come il miglior approccio non soltanto per la prevenzione, ma anche per l’individuazione precoce e la sorveglianza delle future pandemie.
Il diritto alla salute è un bene pubblico e deve essere posto al centro di ogni politica assieme all’uguaglianza di genere. La società civile, le comunità e le persone vulnerabili devono essere coinvolte attivamente nel dialogo a tutti i livelli del processo politico, decisionale, di attuazione e di monitoraggio, se vogliamo che davvero sia rispettata la promessa dell’Agenda 2030 di “non lasciare indietro nessuna/o”.







