Women Deliver. Quello che le donne vogliono  

Women Deliver. Quello che le donne vogliono  

“Ci fu resistenza quando ottenemmo il diritto di voto,

ci fu resistenza quando entrammo nei posti di lavoro

e ora c’è resistenza mentre assumiamo posizioni di potere.

Ma le nostre faticose vittorie non sono negoziabili,

possiamo andare avanti , non tornare indietro”.

Maryam Monsef,

Ministra dello sviluppo internazionale e per l’uguaglianza di genere, Canada

Una campagna dal titolo efficace ed inoppugnabile “What Women Want”: è lo strumento con cui White Ribbon Alliance ha realizzato la più grande indagine mondiale su quello che pensano le donne riguardo la loro salute sessuale e riproduttiva. 1,2 milioni di donne, in 114 paesi, hanno risposto che l’assistenza sanitaria non è all’altezza delle loro esigenze, è spesso non igienica, poco dignitosa e poco equipaggiata.

“Lo dicono in maniera netta: le donne vogliono essere trattate con rispetto ed empatia. Vogliono l’accesso a strutture sanitarie pulite con acqua corrente, servizi igienici e forniture sufficienti per la loro salute. Questi non sono lussi, possono fare la differenza fra vivere o morire per parto”, afferma Kristy Kade, Vice Direttrice Esecutiva di WRA, nella convinzione che “tutte le donne hanno diritto ad un’assistenza sanitaria sicura e rispettosa, non importa chi sono o dove vivono”. Un diritto che riguarda anche la scelta consapevole di accesso a diverse cure, come nel caso dell’Hiv: le donne devono poter scegliere fra varie opportunità e accedere a strutture che forniscono servizi contraccettivi e di prevenzione Hiv nello stesso luogo. Mentre ancora oggi abbiamo strutture sanitarie in cui donne e ragazze devono fare file differenti per i due servizi e dove vengono stigmatizzate laddove chiedano supporto sulla pianificazione familiare.Non solo, i risultati della International Women’s Health Coalition (Iwhc) confermano gli effetti negative della Global Gag Rule ripristinata da Trump negli Stati Uniti, normativa che prevede che ole organizzazioni che ricevono aiuti dagli Usa non abbiano nulla a che fare con l’aborto, con la conseguente riduzione dell’accesso ai contraccettivi che portano a gravidanze indesiderate, aborti non sicuri e morti prevenibili.

In tutta altra direzione corre il primo ministro canadese, Justin Trudeau, che ha annunciato che il suo governo aumenterà i fondi per raggiungere 1,4 miliardi di dollari all’anno, a partire dal 2023, per sostenere la salute di donne, ragazze, bambine/i in tutto il mondo. Un impegno decennale, per promuovere il pieno raggiungimento dell’agenda 2030, assunto nello stesso giorno in cui lo Sdg Gender Index rileva che quasi il 40% delle ragazze e delle donne del mondo vive in paesi che non rispettano l’uguaglianza di genere. Anche nella scelta delle parole da usare: se non ricevi cure sanitarie per il colore della pelle, per l’orientamento sessuale o per altre discriminazioni, è ingiustizia non disuguaglianza e bisognerebbe cambiare perfino il linguaggio che usano le Nazioni Unite, sostengono a Women Deliver, dove le lingue sono molto ma ci si comprende benissimo. Anche grazie all’intreccio di collaborazioni fra società civile, istituzioni e privato sociale che hanno realizzato differenti iniziative ed eventi per declinare in vari modi i temi della conferenza, ad esempio l’installazione interattiva “Women at work: myth vs. reality” realizzata da Seneca Women: filmati da decine di teleschermi che mostrano quali stereotipi impediscono alle donne di ottenere un’eguale rappresentanza sul posto di lavoro.