Silvia Stilli, Raffaele K Salinari e Paola Crestani

Silvia Stilli, Raffaele K Salinari e Paola Crestani

Roma, 18 giugno 2020

di Barbara Bonomi Romagnoli

A metà giugno nel mondo si contano circa 8 milioni di contagi e 433mila morti di Covid19, e si stanno moltiplicando gli sforzi per arrivare ad un vaccino e cure sicure in tempi rapidi. Nonostante in alcuni paesi la situazione sanitaria resti critica, in Europa l’epidemia sembra essere sotto controllo e tutti i Governi hanno iniziato ad allentare le misure restrittive e stanno riprendendo del tutto le attività economiche, sebbene con misure di distanziamento sociale e misure precauzionali.

Fra chi in Italia non si è mai fermato ci sono anche le Organizzazioni della Società Civile italiana [Osc], attive in oltre 50 paesi nel mondo durante il periodo dell’emergenza. Abbiamo chiesto ai portavoce delle maggiori reti italiane di Osc – Silvia Stilli per Aoi, Raffaele K Salinari per Cini e Paola Crestani per Link2007 – di commentare quanto accaduto finora e gli scenari futuri.

Silvia Stilli, il Governo ha preso in considerazione le richieste della società civile in questi mesi di emergenza sanitaria? 

Le Osc fanno parte integrante del Terzo Settore che è rimasto attivo durante il lockdown e che attraverso il suo Forum ha lanciato la campagna #NonFermateci, che ha coinvolto almeno ‘87 associazioni in rappresentanza di oltre 350.000 organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, imprese sociali, per complessivi 5 milioni e mezzo di volontari e 850.000 lavoratori’. Non era possibile fermare servizi e attività che dipendono quasi del tutto dal Terzo Settore. Questo ha comportato uno sforzo enorme, anche economicamente, quindi anche noi stiamo beneficiando della cassa integrazione e della messa in proroga di diversi progetti. Dall’altra parte però sono state sospese molte convenzioni con gli enti locali e ad oggi non c’è un impegno sul credito agevolato alle imprese del Terzo Settore. Ma complessivamente possiamo dire che siamo stati ascoltati, si è riunito il comitato congiunto della cooperazione allo sviluppo, che sta per avviare un bando molto impegnativo di circa 82 milioni di euro per progetti e iniziative, e dopo due anni si è riunito finalmente il Cics, il comitato interministeriale per la Cooperazione allo Sviluppo che si è impegnato a firmare un piano condiviso.

Paola Crestani, questa esperienza secondo te ha cambiato l’idea dell’opinione pubblica sulle organizzazioni non governative della società civile ?

Diciamo che l’esperienza inedita della pandemia, il constatare che siamo tutti parte di un mondo strettamente interconnesso dove quello che succede anche molto lontano ha conseguenze “concrete” sulla vita di ciascuno di noi, l’aver sperimentato la condizione di essere bisognosi di aiuti e di ricevere la solidarietà di molti, anche di altri Paesi (numerose le delegazioni di medici stranieri, da Cuba all’Albania, che hanno prestato soccorso negli ospedali italiani), l’aver fatto esperienza concreta di cosa le Osc fanno, anche sul territorio italiano, per le persone più fragili, senza nessuna discriminazione, potrebbe avere avuto un effetto sulla percezione dell’importanza del lavoro delle Osc e sulla loro reputazione. Ma è necessario continuare a raccontare il più possibile quello che facciamo, come lo facciamo, rendendo conto con scrupolo sia dei risultati raggiunti ma anche dell’utilizzo dei fondi che riceviamo, sia da istituzioni pubbliche che dai privati, per farlo. Da questa pandemia abbiamo comunque ricevuto vari insegnamenti. Ci siamo ricreati nuove modalità di lavoro e di relazioni umane. Abbiamo soprattutto riscoperto l’ampia carica solidaristica che permea la nostra società, la necessità dell’azione collettiva e sinergica, il valore della comunità, l’attenzione ai più soli e bisognosi, il valore del servizio come fondamento di ogni sistema pubblico per la persona, la collettività, il bene comune, la fragilità e inadeguatezza delle strutture che regolano la nostra quotidianità, la nostra stessa fragilità e limitatezza.

Raffaele K Salinari, secondo te qual è stato l’impatto complessivo del Covid 19 sulla cooperazione internazionale?

Senza dubbio è stata riscoperta la solidarietà a livello internazionale, si è compreso che servono soluzioni comunitarie e collettive. E questo non solo nell’ambito della cooperazione sanitaria, ma anche rispetto a chi si occupa di diritti delle donne, di educazione e scuola, povertà e sviluppo. Le Osc sono state capaci di essere flessibili, rimodulando con coerenza e competenza il loro lavoro. Con più resistenza e difficoltà iniziale, la stessa flessibilità si è poi riscontrata nelle istituzioni con cui lavoriamo e molte delle nostre proposte sono state accolte. Penso anche di poter affermare che nessuno si è gettato sull’emergenza, non è stata cavalcata la pandemia per inventarsi competenze che non si avevano prima e questo è un segnale importante che tiene ferma la centralità della salute pubblica.

Paola Crestani, come si stanno preparando le ong all’eventualità di una seconda ondata?

Speriamo che in Italia non si sviluppi una seconda ondata ma, se così fosse, credo che siamo preparati sia come sistema sanitario che come organizzazioni che lavorano per tutelare le fasce più fragili della popolazione. Per il lavoro all’estero, siamo stretti tra la crescita dei bisogni delle popolazioni con cui lavoriamo e la diminuzione dei fondi disponibili per rispondere a questi bisogni. Specialmente per quanto riguarda i fondi privati, infatti, c’è una focalizzazione dei donatori italiani sulle situazioni di necessità del nostro Paese. Stiamo riprogrammando le nostre attività per adeguarle alle nuove necessità per eventuali lockdown o restrizioni, e cercando di approntare nuovi programmi che consentano di far fronte alle drammatiche conseguenze sociali ed economiche sulle fasce più vulnerabili delle popolazioni. La nostra volontà infatti è quella di continuare il nostro impegno accanto alle comunità con cui collaboriamo e non lasciarle sole, a maggior ragione in un momento di maggiore bisogno.

Silvia Stilli, rispetto alla ripartenza, cosa manca ancora per sostenere il lavoro del Terzo Settore?

Il nostro Paese non ho ancora attivato un tavolo di concertazione nel quale fosse coinvolto il Terzo Settore, o almeno a noi non è arrivata nessuna convocazione. Così come sono bloccate le iniziative legate ai bandi dei fondi di emergenza fatti nel 2019. Il Covid ha certamente sbloccato alcuni meccanismi ma adesso si dovrebbe proseguire su questa strada considerando la cooperazione come ambito centrale della politica italiana, anche per continuare lavori importanti fatti fin qui, penso ad esempio alla riattivazione dell’educazione civica nelle scuole con l’ottica della cittadinanza globale.

Raffaele Salinari, molti dicono che non si può tornare alla ‘normalità’ perché la normalità era il problema, vale anche per la cooperazione? 

La pandemia nasce dal nostro rapporto complessivo con l’ambiente, per cui non possiamo pensare di combattere le cause scatenanti con gli stessi strumenti che l’hanno generata. E peggio della pandemia c’è solo il non trarne lezione. Credo quindi che anche la cooperazione dovrà ripensare i trasporti e la sostenibilità ambientale dei progetti passando dal paradigma del “più alto veloce e forte” a quella del “più lento, dolce e profondo”. Abbiamo visto che si può fare molto anche in remoto, riunioni sintetiche e dritte al punto, ordini del giorno chiari e decisioni ugualmente efficaci. È stata una ottima pratica per affrontare anche ‘l’inquinamento mentale’ di tutti noi.