[a cura di Greta Chioatto]
Friends of the Global Fund-Japan (Fgfj) e Asahi Globe+ hanno realizzato una serie di interviste intitolata: “Infectious Diseases Without Borders—Our Story”. Sono raccontate le storie di persone colpite e/o coinvolte nella lotta contro le tre principali malattie infettive: Hiv/Aids, tubercolosi e malaria. La terza intervista della serie è con l’ambasciatore Mark Dybul, co-direttore del Center for Global Health Practice and Impact e professore presso il Dipartimento di Medicina del Georgetown University Medical Center
Mark Dybul era ancora studente di filosofia e teologia quando improvvisamente nel 1988, fortemente colpito da un articolo sull’Hiv in Africa, si è iscritto alla facoltà di medicina.
A quei tempi essere affetto da HIV significava andare incontro a morte certa e il Dr. Dybul decise di dedicarsi alla ricerca, nella speranza di poter dare qualche contributo. Grazie al capo del Dipartimento di Medicina dell’Università di Chicago, conobbe il Dr. Tony (Anthony) Fauci, con cui iniziò una collaborazione sulle malattie infettive al National Institutes of Health (NIH). Insieme condussero il primo studio clinico randomizzato controllato (Randomized Controlled Trial – RCT) in Africa che includesse la terapia antiretrovirale.
Quando il Presidente Bush convocò il Dr. Tony Fauci per coordinare la risposta degli Stati Uniti all’epidemia di Hiv/Aids, il Dr. Dybul, con l’appoggio del Dr. Tony Fauci e della Casa Bianca, implementò il Piano di emergenza del Presidente degli Stati Uniti per l’assistenza all’Aids (President’s Emergency Plan for AIDS Relief – PEPFAR), che ha diretto dal 2006 al 2009. È infine diventato, dal 2012 al 2017, direttore esecutivo del Fondo Globale per la lotta contro Aids, tubercolosi e malaria (Global Fund).
Il Dr. Dybul racconta che ciò che lo stupì di più, quando iniziò a lavorare all’interno del Fondo Globale, fu la passione che ogni membro del Segretariato metteva nel proprio lavoro: circa 700 persone di più di 100 nazionalità, provenienti da culture e ambienti radicalmente diversi, tutte impegnate nella stessa missione e guidate da uno spirito di piena collaborazione.
La seconda cosa che lo stupì fu la stima e il valore che i Paesi attribuivano al Fondo Globale.
Il Fondo Globale è tuttora realmente integrato con i Paesi, entra a contatto con le popolazioni, e crea le condizioni affinché rafforzino effettivamente i propri sistemi sanitari.
All’inizio della carriera del Dr. Dybul, la maggioranza delle persone affette da HIV aveva pochissime probabilità di sopravvivere. Nei villaggi da lui visitati in Africa, in solo un paio d’anni, l’aspettativa di vita si era più che dimezzata, regnava un clima pesante e le persone erano senza più speranza e rassegnate a morire. Il Dr. Dybul racconta di un incontro con una madre, in Namibia, che aveva chiamato il proprio figlio “Hopeless”! Quando ha potuto tornare negli stessi villaggi, a distanza di 15 -20 anni, ha immediatamente notato il radicale cambiamento di stato d’animo: la disperazione si era convertita in speranza, le persone erano vivaci, speranzose, guardavano con fiducia al futuro e i bambini sognavano di diventare dottori, astronauti, piloti…
Il valore di tutto questo, a livello personale e sociale, è incommensurabile ed è una delle ragioni principali per cui (in epoca pre-Covid19) l’Africa era la seconda economia al mondo per velocità di crescita!
Il Dr. Dybul ricorda che il Fondo Globale è nato a Okinawa in un vertice del G8 e il Giappone continua fortemente a sostenerlo. Sulla base della propria profonda esperienza, il Giappone ha un ruolo di leadership nella spinta verso l’accesso universale all’assistenza sanitaria, e Il suo contributo, dal punto di vista tecnico e finanziario, è essenziale per continuare la lotta contro le malattie infettive. Si deve comunque tener conto che, finché ogni parte del mondo non sarà in sicurezza, nessuno di noi potrà esserlo e il Giappone ha interessi di tipo commerciale da preservare con l’Africa, la seconda economia in più rapida crescita al mondo, almeno fino al Covid-19.
Il Dr. Dybul afferma che il Fondo Globale, in quanto fortemente integrato nei vari governi e Paesi come parte fondamentale del sistema sanitario, è molto ben posizionato per contrastare il Covid-19, in particolare per gli aspetti di approvvigionamento e distribuzione dei prodotti necessari e per la rete di operatori della sanità capaci di individuare e fronteggiare nuove emergenze.
Grazie all’aiuto del Fondo Globale e agli investimenti di anni e anni in HIV, tubercolosi, malaria, vaccinazioni, medicina materna e infantile, Il Sud Africa ha potuto coinvolgere 28.000 operatori della sanità per il tracciamento del Covid-19, e il Sierra Leone 9.000, numeri che nemmeno gli Stati Uniti sono riusciti a raggiungere. Possiamo quindi affermare che il Fondo Globale è estremamente ben posizionato per giocare un ruolo chiave sul fronte non solo delle epidemie già esistenti e del Covid-19, ma anche di quelle future.
Qui l’intervista completa in inglese







