[a cura di Greta Chioatto]
Friends of the Global Fund-Japan (Fgfj) e Asahi Globe+ hanno realizzato una serie di interviste intitolata: “Infectious Diseases Without Borders—Our Story”. Sono raccontate le storie di persone colpite e/o coinvolte nella lotta contro le tre principali malattie infettive: Hiv/Aids, tubercolosi e malaria. La seconda intervista della serie è con Zolelwa Sifumba, medica che da giovane ha avuto la Tbc ed è anche rimasta contagiata dal Covid-19
Sifumba ha contratto la tubercolosi multiresistente (Mdr-Tb) quando era una studentessa di medicina e ha dovuto subire una cura estenuante, durata ben 18 mesi. Recentemente si è ammalata di Covid, mentre era impegnata in prima linea nella lotta contro la pandemia.
Sifumba pensa che le sue esperienze personali l’abbiano aiutata ad essere oggi una medica migliore in quanto capace di capire che cosa significa essere un paziente, ed è anche diventata una sostenitrice nella lotta globale contro la tubercolosi, svolgendo attività di sensibilizzazione, educazione e partecipando alle campagne del Fondo Globale. Il suo impegno è rivolto anche a far emergere la grave situazione del personale sanitario che deve proteggersi da mille rischi con mezzi inadeguati.
La tubercolosi multiresistente (Mdr-Tb) è una forma specifica di tubercolosi, resistente anche ai due farmaci più potenti normalmente usati per la TBC, ha quindi minori possibilità di cura e tassi di mortalità più elevati. È infettiva, causata da un batterio che si diffonde per via aerea, tipicamente trasmessa da un colpo di tosse o da uno starnuto. In genere colpisce i polmoni, ma a volte interessa anche altri organi. Al momento della diagnosi di Sifumba, nel 2012, il trattamento previsto era di 18 mesi con farmaci per via orale e, nei primi sei mesi, iniezioni giornaliere particolarmente dolorose. Gli effetti collaterali andavano da dolori articolari, nausea e diarrea alla perdita dell’udito, disagio psichico, insufficienza renale più altri ancora, con un tasso di sopravvivenza solo del 40%.
Sifumba rivela che lei stessa, quando nel 2012 le fu diagnosticata la Mdr-Tb, non era a conoscenza dell’alto rischio di contagio cui sono esposti gli studenti in medicina e gli operatori sanitari.
Ne rimase particolarmente sconvolta perché, a causa dell’alto livello di disinformazione, alla tubercolosi si associano in genere stigma e connotazioni negative. Viene considerata una malattia degli strati più poveri della popolazione, con un livello di vita particolarmente disagiato. Inoltre, è erroneamente spesso dato per scontato che chi soffre di Tbc sia necessariamente affetto da Hiv. E Sifumba non era per nulla in questa situazione! Chiunque può contrarre la Tbc e tutti noi siamo a rischio contagio, milioni di persone muoiono di Tbc ogni anno.
Raccontando la propria esperienza, Sifumba non nasconde il dolore provato durante i 18 mesi di trattamento. Una volta superata la malattia, ha deciso di utilizzare questa esperienza come “paziente”. Prima di tutto ha deciso di diventare una medica che cura i pazienti come lei avrebbe voluto che i dottori la curassero, cioè considerando i pazienti prima di tutto come esseri umani sofferenti.
Sifumba si è poi impegnata con il Fondo Globale, una delle maggiori organizzazioni impegnate nella lotta contro le malattie infettive, che svolge attività di sensibilizzazione, raccolta fondi ed educazione. Le malattie infettive aggrediscono i più poveri tra i poveri e Sifumba è entusiasta di poter partecipare alla ricerca di nuove medicine e di fondi per aiutare queste persone e fare in modo che non soffrano solo perché non hanno voce nella società. Il fatto di essere medica praticante le permette di capire meglio le necessità di queste persone e per quali è particolarmente importante impegnarsi.
Trovandosi a lavorare in prima linea durante la pandemia Covid, Sifumba, rimanendone infettata, ha potuto toccare con mano la cruciale necessità di una maggiore tutela degli operatori sanitari, impegnati allo stremo, ma spesso lasciati senza i presidi sanitari necessari per proteggersi e senza avere gli strumenti e le medicine per curare efficacemente i propri pazienti.
Sifumba infine sottolinea che questa pandemia deve portare all’attenzione di tutti la gravità delle malattie infettive, quanto facilmente siano trasmissibili e come chiunque ne sia esposto. L’alto livello di interconnessione oggi esistente tra le persone pone su tutti noi una grande responsabilità: abbiamo perso moltissime vite, ma questo ci ricorda che siamo responsabili della nostra salute e di quella delle persone vicine a noi. È il comportamento individuale di ciascuno di noi che determinerà il corso di questa pandemia mondiale.
Il link all’intervista completa in inglese
Seguiranno altre interviste nelle prossime settimane







